Hp e i pixel: quando adempiere ad una norma diventa un boomerang.

Quando adempiere ad una norma diventa un problema? Quando non si usa il cervello.
Partiamo da lontano, sei mesi fa, quando le Autorità Garanti di Francia (CNIL) e Italia (Garante Privacy) hanno emanato due linee guida gemellari, richiamando alla corretta applicazione del GDPR rispetto ai TRACKING PIXEL. Ne ho scritto qui (Pixel invisibili - Mangialumache Vs Les Ritals), pertanto non intendo ribadire più di questo.
Dato che la scadenza della annunciata "rivoluzione" sui tracking pixel si avvicina pericolosamente, molte aziende si sono trovate nell'imbarazzo di dover fare qualcosa, altre hanno iniziato a balbettare e farfugliare fantasiose scuse, altre ancora hanno adottato una postura composta e serafica perché se ne fregano allegramente, come di tutto quanto, peraltro. Del resto, in assenza di conseguenze, come dargli torto?
Ma ce ne sono alcune che, sul percorso della compliance, riescono persino ad inanellare una serie di figuracce degne del primo Fantozzi...
Avrei bisogno di un volontario... per esempio, un'azienda mal assistita, oppure una con un DPO improvvisato e preso in prestito dalla pastorizia, oppure una talmente farraginosa da non riuscire a far comunicare i vari uffici tra di loro...
"Eccoci...
Expanding possibilities
Keep Reinventing
Print without Drama"
Perfetto, grazie HP per esserti offerta volontaria.
Grazie anche per la fantastica email che Giorgia, di HP, ha inviato, proprio per avvisarmi delle nuove incredibili possibilità di configurazione dei tracking pixel:


La cosa buffa è che la pregevole mail, con tanto di link per modificare le preferenze, mi siano arrivati nonostante io non sia iscritto ad alcuna newsletter HP.
Ooops! "Emozioooooneeeeee" Direbbe il Tenerone nascondendosi tra le spalle.
Certo, può capitare, tutta sta nel capire cosa sia effettivamente capitato.
C'era una volta una stampante HP, in paziente attesa sullo scaffale del centro commerciale. Era carina, costava poco e l'acquistai volentieri. Solo a casa, dopo aver sballato il tutto, mi accorsi che per farla funzionare era necessario collegarsi al sito HP e registrarsi su un apposito portale. Pirla io che pensavo bastasse una presa di corrente, la carta e l'inchiostro... Furono giorni meravigliosi, passati ad imbrattarsi le mani nel tentativo di ricaricare assurde cartucce dotate di microchip anti riutilizzo, che io resettavo di continuo per dar loro nuova vita... quanti ricordi!
Da quel giorno sono passati più di nove anni.
In nove anni si fa in tempo a nascere, abbandonare il patellone, ad usare il vasino, ad imparare a camminare, ad andare in bicicletta, a leggere, a scrivere, a fare di conto. A nove anni i ragazzini hanno fatto la prima comunione, la cresima... alcuni, magari precoci, hanno anche conosciuto Batto, Tabacco e Venere. Ne ricordo uno, in particolare, che già smanettava con lo ZX Spectrum e l'M20, lotus123 e il basic.
Lo stesso lasso di tempo ha un effetto nefasto sulla memoria: dopo nove anni, si può dire che ogni ricordo si sia decisamente sbiadito. Io non ricordo più nemmeno dove sia finita quella stampante, confesso, non ricordavo più nemmeno di averla acquistata, ma ci pensa HP a rinfrescarmi le idee.
Ma HP non dimentica... mai.

Riesumando un antico indirizzo, sono riuscito a radunare le comunicazioni scambiate con HP... ordine dell'Ottobre 2017, contestuale iscrizione alla newsletter (gratis, inclusa nel prezzo, che culo!), primi messaggi ricevuti il 6/11/2017. Disiscrizione effettuata immediatamente. Ancora un paio di email fuffa (questionari di gradimento) e poi, grazie al cielo, silenzio. Un silenzio durato 9 anni.
Oggi, grazie ad un pleonastico provvedimento in materia di tracking Pixel, HP si è sentita in dovere di ricontattarmi.
Attenzione... questa email non è né una cortesia, né un obbligo di legge: è la confessione di un'azienda che ammette di possedere, conservare e trattare i miei dati personali per un tempo incredibilmente lungo, incompatibile con le finalità dichiarate, in aperta violazione della legge e della propria stessa informativa privacy. In pratica, una autodenuncia. Ecco cosa leggo (tra le righe) nella pregiatissima email appena ricevuta:
Caro Christian, 9 anni fa hai fatto opt-out, chiedendoci di non ricevere più nostre comunicazione. Avremmo dovuto eliminare i tuoi dati dai sistemi preposti agli invii di comunicazioni di marketing ma a noi non interessa né la legge, né la tua volontà. Con i dati ci facciamo quello che vogliamo e li teniamo per farci qualsiasi cosa. Così, se dovessimo subire un data breach, i tuoi dati saranno travolti, nonostante non ci sia più uno straccio di motivo per conservarli in questo database.
HP ha pestato un merdone, come dicono i francesi. Non riesco a recuperare l'informativa privacy che ho ricevuto nel 2017, i link all'interno delle email sono rotti e, per questo, non posso vedere cosa mi sia stato comunicato allora. L'unico documento disponibile è l'informativa attuale e non è confortante:

Senza farla più lunga del necessario, HP ha usato miei dati personali, che non avrebbe potuto utilizzare, dopo il tempo di retention che ha dichiarato di applicare, cambiando arbitrariamente la finalità, per inviare una comunicazione perfettamente inutile e con malcelato intento promozionale.
Ovviamente questo significa che i dati sono li, in un database di gestione clienti che, in gergo, si chiama CRM. Non c'è solo l'indirizzo email, c'è tutto, nome, cognome, indirizzo (di allora), numero di telefono, cosa ho acquistato, quando, quali email mi sono state inviate, quali ho aperto e letto, quante volte le ho aperte e quando, le preferenze sull'uso dei tracking pixel... ogni dato che un normale CRM gestisce. Anzi, non un normale CRM, direi l'attuale CRM, quello usato oggi, nel 2026, ed è molto diverso da quello che era in uso nel 2017. Quindi c'è anche stata una attività di migrazione dei dati da un sistema ad un'altro. I miei dati non dovrebbero essere li. Non pretendo la cancellazione dei dati, anzi, per ragioni fiscali quei dati devono essere conservati 10 anni perché c'è stata una compravendita, quindi devono essere conservati in contabilità, in amministrazione, in quei reparti dove si gestisce la contabilità e dove occorre un archivio utile in caso di ispezioni o verifiche, appunto. ma un archivio, un polveroso e stantio luogo di conservazione, separato da tutto il resto. I MIEI DATI, DOPO 9 ANNI, NON POSSONO STARE NEL REPARTO MARKETING, E CERTAMENTE NON IN UN DATABASE IN LINEA, VIVO, USATO QUOTIDIANAMENTE PER INVIARE EMAIL PROMOZIONALI, PORCATRØIA!
Non ho molto da chiedere a Giulia, per la mail che mi ha inviato, ma c'è un'unica semplice domanda alla quale HP dovrebbe dare una risposta:
"Per quale straca##o di motivo i miei dati sono ancora online nel CRM di HP dopo 9 anni?"
Purtroppo non c'è una risposta, o meglio, non c'è una risposta accettabile. Le uniche risposte possibili sono solo supercazzole:
- un errore umano
- l'iniziativa di un collega scrupoloso
- un disguido tecnico
- cercavamo di rispettare una norma di legge
- ci teniamo molto alla tua privacy e per questo desideriamo essere sicuri di non contattarti più, per questo, anzichè cancellarli, conserviamo tutti i tuoi dati con la nota che ci ricorda di non contattarti più
- ...le cavallette
Si, finisce sempre così, è sempre colpa delle cavallette.
Complimenti HP, complimenti a chi di voi ha partorito la della geniale idea di utilizzare un presunto obbligo di legge, dovuto ad una richiesta del Garante, come rotivazione per fare una campagna di invii all'intero database accumulato in Diosolosà quanti anni, includendo indirizzi morti e sepolti, perduti nel tempo, indirizzi che non avreste più dovuto utilizzare e nemmeno avere nel CRM.
Morale della favola, all'alba dell'entrata in vigore delle linee guida sui tracking pixel, alla luce di una diluvio di email di marketing camuffate da adempimento di legge... è meglio chiamare un DPO per capire cosa fare e cosa non fare. Magari uno che non sia troppo invornito!
Consiglio per un amico: non fate come HP, non è salutare!
Prosit.
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