Unica speranza: essere sani!

"Quando c'è la salute..." magari fosse una banalità, purtroppo è una tragedia annunciata.
Chi frequenta gli ospedali per lavoro si distingue al volo: ha uno sguardo corrucciato ma sereno, a volte affaccendato, a volte nullafacente, ma sereno. Questi sguardi sereni incrociano spesso altri sguardi che sereni non sono e che sembrano chiedere: "portami via da qui, è solo un brutto sogno, poi passa, vero?".
Difficile sostenere queste richieste, difficile mentire, difficile rassicurare senza saperne niente. Per questo, dopo un po', si smette di incrociare sguardi, si adotta una visuale periferica, una messa a fuoco generica ed impersonale, fatta apposta proprio per non doversi confrontare con questo strazio. Chi sta male è spaventato e sa una cosa sola: che è meglio stare bene.
Da oggi stare bene è ancor più necessario, perché chi si ammala non deve affrontare solo il proprio calvario personale, ma anche un incredibile, inutile, pernicioso e malvagio maltrattamento collettivo. No, non ce lo meritiamo, nessuno se lo merita... tranne forse quei cialtroni che se hanno inventato l'ospedale virtuale!
Chi vive una realtà tanto angosciante da sembrare un brutto sogno può pensare di aver toccato il fondo, ma non è così. Il sogno si può trasformare in un incubo per chi ha la sventura di ammalarsi a Cagliari... e in tutti i luoghi dove l'incompetenza è al potere.
Qualche giorno fa sono stato contattato da Andrea, giornalista di Indip, e mi ha raccontato una storia che sembra uscita dalla penna di Kafka o di H. P. Lovecraft, oggi ben documentata in un coraggioso articolo d'inchiesta appena pubblicato. Io non sono un giornalista e non so fare inchieste, ma so riconoscere un incubo da lontano: un ospedale virtuale, frequentato da persone che vogliono prenotare una visita ma anche da chi cerca cure, consulti e trattamenti palliativi, una creatura digitale fatta apposta per premere ogni possibile informazione da chiunque si avvicini o entri, aggregarla, impacchettarla e sfruttarla in ogni modo possibile per trarne denaro.
Faccio fatica a immaginare quale possa essere stata la strampalata idea alla base del progetto.
Il risparmio? No, dato che questo mostro non permette alcuna economia e, anzi, aumenta vertiginosamente i costi di esercizio della sanità.
La vanità? Probabile, visto che si vincono premi come lo "Smartphone d’oro" mentre i servizi reali crollano.
Fa figo? Ma per favore, sembra la brutta copia di fallimentari progetti dei primi anni 2000.
La comodità? Ma dai: non è praticissimo doversi dotare di un visore 3D, un dispositivo potente e una connessione robusta in un paese dove crollano le colline.
Mi viene più facile pensare a fenomeni di altro tipo come l'avidità, il clientelismo o semplicemente la stupidità umana.
Comunque sia, questo impalpabile nosocomio è up-and-running, pronto a fagocitare quantità impressionanti di dati personali. Non solo quelli conferiti volontariamente, ma anche quelli "regalati" incidentalmente da fragili pazienti dallo sguardo ansioso e supplichevole, i cui dati sanitari finiranno per addestrare intelligenze artificiali commerciali o essere venduti al miglior offerente.
Non se lo meritano e, forse, la un ulteriore schiaffo sta nel fatto che non si rendono conto di ciò che sta loro capitando: mentre sperano che il brutto sogno finisca, mentre cercano cure che gli permettano di tornare com'erano prima, vengono portati in un luogo – la piattaforma Spatial – che sconsiglia vivamente di inserire dati sanitari, ma dove vengono letteralmente fatti a pezzi e divorati digitalmente.
Senza alcuna avvertenza, senza alcuna difesa, senza un colpevole.
Già, perché non è colpa dell'assessore che dormiva, il sindaco era in bagno, il governatore non lo sapeva, i tecnici non se ne occupano direttamente, il fornitore è sul Consip... i rimbalzi infiniti e i meandri della PA assovono tutti e faranno sentire tutti innocenti e spensierati. Anzi, persino benemeriti e ligi al dovere, premiati con targhe luccicanti, mentre a me sembra che il più pulito abbia la rogna e che nessuno di questi, eletti o nominati, abbia avuto il coraggio di opporsi ad uno scempio indegno.
Grazie Andrea, in tanti ti devono ringraziare per aver scoperchiato un pentolone putrescente e maleodorante.
Link esteso all'articolo citato: https://indip.it/lo-strano-premio-al-policlinico-per-il-progetto-sul-metaverso-e-qualche-dubbio-sulla-privacy/




