42: la GenX, la GenAlpha e i Neoconnessi

Eccomi, presente, con il cacciavite in mano, pronto a smontare ogni giocattolo, a programmare i miei semplici videogiochi con SPRITE e caratteri codificati 8x8 e, soprattutto, a passare consistenti fette di vita sul divano. Claudia mi racconta, come racconta una generazione intera. Buffo, anche perché la generazione X venne chiamata così proprio perché non si riusciva a trovare una classificazione usando le categorie e i canoni tradizionali.
Grazie, come sempre, per un tuffo nel passato che ci permette di decifrare il presente.
Solo una nota di lettura: il sito citato da Claudia ha dei contenuti interessati, ma, come capita spesso in internet, va approcciato con cautela e diffidenza. Consiglio di proteggersi con strumenti di navigazione sicura: un browser come BRAVE con scudi attivi, un filtro a livello DNS, un plugin per sanificare e proteggere la navigazione web.
Perché? Nonostante le buone intenzioni, il sito citato è una stamberga ululante, piena di mostri cattivi e vampiri di dati: ci sono 17 condivisioni non dichiarate, una miriade di tracker, le peggiori tecnologie mascherate da adempimento come Iubenda... quindi bisogna saper prendere ciò che di buono può dare, proteggendosi dal male che può fare, senza dover rinunciare a causa della cialtronaggine di qualche sviluppatore.
In calce riporto l'analisi sommaria...
CB
Da qualche giorno, sulle reti televisive italiane, gira lo spot di "Neoconnessi", una piattaforma di awareness promossa da WindTre che si prefigge il nobile obiettivo di sensibilizzare i genitori su come affrontare ed educare i figli alla nuova "digitalità", quella che a loro è mancata (perché l'hanno, anzi, l'abbiamo imparata da soli).
Trovo lodevole l'iniziativa e sono contenta che qualcuno, finalmente, ne parli apertamente, ammettendo una significativa lacuna, un gap, che altri fingono di non vedere.
Il salto c'è, e una generazione è rimasta scoperta.
Senza sminuirlo, vorrei però toccare il nervo scoperto che il progetto sfiora ma non afferra del tutto: la differenza tra educare perché serve e crescere perché non c’era alternativa.
La Generazione X ha fatto una quantità impressionante di cose senza che ci fosse un bisogno esplicito.
Non c’era una roadmap, non c’era un tutorial, non c’era un sistema che chiedesse innovazione; c’era solo noia, tempo, curiosità e una voglia feroce di capire cosa ci fosse dopo.
La GenX ha smontato oggetti per vedere come funzionavano, ha passato pomeriggi interi a non fare nulla (che è la condizione necessaria perché nasca un’idea, #changemymind) e ha vissuto l’errore come parte del gioco, non come fallimento reputazionale.
In fondo, internet non è nata perché serviva.
È nata perché qualcuno voleva provare!
E i computer non sono entrati in casa come soluzioni, ma come giocattoli misteriosi prima e come aiuti alla vita di tutti i giorni dopo.
La tecnologia era una promessa vaga, qualcosa che titillava i capezzoli della scienza ma non aveva ancora il fine unico di farci sedere e dipendere in toto da essa.
Neoconnessi racconta genitori che insegnano senza aver imparato, esattamente come la GenX ha imparato senza che nessuno insegnasse, e senza nemmeno sapere cosa stesse imparando. La differenza è che i genitori di oggi hanno in mano strumenti che la generazione precedente non aveva, ma li capiva perché ci metteva le mani sopra, sotto e in mezzo. I nuovi padri e madri usano i cellulari senza sapere la differenza tra 3G e 5G, senza capire che Siri o Gemini o Alexa restano in ascolto sempre, senza prendersi la briga di domandarsi "perché questa cosa fa questo?".
Questa è una differenza abissale, per niente romantica. Piuttosto, è strutturale.
La GenAlpha cresce oggi in un ecosistema dove ogni vuoto viene immediatamente riempito: serve sapere cosa c'è in frigo? App FigoAperto (nome di fantasia)!
Non c’è attesa. Non c’è frizione. Non c’è silenzio.
Se non sai qualcosa, un algoritmo lo sa per te.
Se ti annoi, uno schermo ti salva.
Se sbagli, qualcuno ti corregge prima che tu capisca perché.
E che due palle però.. dove sta la voglia di esplorare? La voglia di capire?
La demandiamo alle AI, che sono oramai onnipresenti.
E svolgono il lavoro di assistenti, psicologi, amici, confidenti, dottori, legali, nutrizionisti, insegnanti, astrofisici, giardinieri, chimici. Un catch-all che ha una risposta immediata per tutto, ma non è detto che sia quella giusta.
Se i genitori Millennials non riescono a insegnare perché sono essi stessi ancora in cerca di istruzioni, e se la GenX viene trattata come una reliquia nostalgica invece che come una banca di esperienza (no, i boomer sono nella generazione sopra!), la GenAlpha crescerà perfettamente adattata a sistemi già esistenti ma drammaticamente fragile quando quei sistemi smetteranno di funzionare - senza peraltro saper sopravvivere senza la tecnologia e senza saperla riparare!
Noi, la magnifica GenX, crescevamo con Il Grande Mazinga, Jeeg Robot d’Acciaio, il Tamagotchi, le prime console, la programmazione in BASIC (Fortran, TurboPascal, COBOL e Clipper) e non c'erano babysitter intelligenti a farci passare le giornate.
Erano mondi incompleti, che lasciavano spazio all’immaginazione, all’imitazione, alla costruzione di senso.
Il Tamagotchi moriva se non te ne prendevi cura. Non delegava la responsabilità, te la sbatteva in faccia.
Oggi l’AI promette di colmare ogni lacuna cognitiva, emotiva, creativa, annientando di fatto le sinapsi e facendoci assomigliare sempre più ai protagonisti del cartoon Wall-E.
Però.. ricordiamoci che una lacuna colmata dall’esterno non diventa mai competenza, è solo una dipendenza elegante.
Quale il rischio? Una generazione stupida?
No. Il rischio è una generazione perfettamente assistita e profondamente disorientata nel momento in cui l’assistenza viene meno; ecco perché Neoconnessi potrebbe diventare un progetto potentissimo se smettesse di limitarsi alla pedagogia rassicurante e iniziasse a parlare di trasmissione del caos creativo.
Quello che la GenX ha fatto senza bisogno, inventato per noia e costruito senza garanzie.
Alla fine, inventare una strada nuova non nasce da un suggerimento automatico, nasce dal trovarsi persi, sporchi, frustrati, senza mappa.
E decidere, nonostante tutto, di andare avanti lo stesso.
Claudia.
I tracker sul sito Neoconnessi:

