L’auto che sa tutto (ma proprio tutto) di te.

Claudia ci vizia ancora con le sue preziose riflessioni, tanto vere quanto severe.
Non posso aggiungere nulla, se non un fugace pensiero:
- a ciascuno è dato scegliere... per ora
- diffidare non ci rende brutte persone... per ora
- quando i termi di servizio cambiano, non è mai una buona notizia.
CB
Comfort digitale, guida assistita e il prezzo invisibile dei dati
Entri in macchina, chiudi la portiera, lo schermo si accende prima ancora che tu abbia allacciato la cintura.
Mappe, musica, messaggi, meteo, notifiche, contatti.. il mondo intero ti guarda dal cruscotto, luminoso e collaborativo, con tutte quelle lucine scintillanti.
Sembra l’inizio di "Supercar", solo senza KITT che ti parla con la voce rassicurante. Peccato che qui non siamo agenti assoldati dalla Fondazione Knight per sconfiggere il crimine, siamo utenti medi, spesso distratti, molto inconsapevoli, convinti che la tecnologia sia solo “comodità”.
Perché avere la macchina connessa, che ti trova il parcheggio, lo store, il ristorante aperto, senza staccare le mani dal volante, è di una comodità pazzesca.
E la paghi, cara.
Ci sono vari aspetti di tutta questa tecnologia "in auto", alcuni sono innovazioni meravigliose che riescono a semplificare lo spostamento alle persone non proprio.. avvezze, ecco. Alcuni invece sono la parte dalla quale dobbiamo scappare.
Macchine che parcheggiano da sole, mantengono la corsia, leggono i cartelli, frenano prima di noi. In alcuni casi, sanno già cosa stiamo per fare prima ancora che ce ne rendiamo conto. Favoloso, no?
"Ni", perché il paradosso è evidente: mentre l’auto diventa sempre più brava a guidare, noi diventiamo sempre meno capaci, non per pigrizia, ma per delega: "tanto lo fa la macchina".
Quando una funzione è sempre disponibile, smettiamo di allenare quella competenza, come succede per tutto quello che ci facilita la vita: ve li ricordate i numeri di telefono a memoria? Non solo quelli della cerchia stretta...
È umano, è successo con la memoria, con l’orientamento, con l’attenzione.
Il problema non è l’assistenza alla guida, che si per sé aiuta a rimanevere vivi, è quando non sappiamo più distinguere cosa stiamo facendo noi e cosa sta facendo la macchina. Ce li ricordiamo tutti i cartelli? Ci ricordiamo esattamente come ci si comporta per le precedenze in salita? Se dovessi ridare l'esame oggi, lo passeremmo?
E questo vale ancora di più quando l’auto non guida soltanto: osserva, registra, trasmette.
L’auto come centro di raccolta dati (e non ce ne accorgiamo)
Un’auto connessa è, a tutti gli effetti, un computer su ruote: raccoglie dati di posizione, velocità, abitudini di guida, percorsi ricorrenti, orari, contatti sincronizzati, comandi vocali, preferenze multimediali, contatti e tutto quello che condividiamo dalle app.
Alcuni dati servono davvero al funzionamento, altri servono a migliorare servizi, aggiornamenti, diagnostica; altri ancora finiscono in ecosistemi di app (esterne), piattaforme, partner tecnologici.
Sappiamo cosa viene raccolto? No.
Sento spesso dire "oh, ma dai, al massimo sa quanto vado veloce ah ah ah"; poi andiamo a spulciare tutto e rido io.
Tutte le auto nuove, non devono essere per forza dei macchinoni, integrano un Wi-Fi hotspot: una connessione dati propria, che permette all’auto (e ai dispositivi a bordo) di essere sempre online.
Capirlo non è immediato, ma alcuni segnali sono abbastanza chiari - perché, la verità è questa, il concessionario non te lo dice più e non ti chiede più se sei d'accordo alla condivisione dei dati con la casa madre (e tutti gli altri partner):
- presenza di un piano dati associato all’auto (la SIM)
- voci dedicate alla connettività nel sistema infotainment (basta solo guardare quando viene mostrato l'indicatore di segnale)
- possibilità di collegare altri dispositivi come a un router
- app del produttore che mostrano stato online, aggiornamenti, telemetria (pure a distanza)
Per approfondire un pochino: https://www.howtogeek.com/your-car-wi-fi-hotspot-how-to-find-it/
Avere un hotspot non è di per sé un problema, ci mancherebbe.
Diventa delicato quando non è chiaro cosa vi transiti sopra: aggiornamenti, telemetria, comandi remoti, sincronizzazioni con lo smartphone - e se qualcuno buca le app connesse alla macchina.. (qui: https://gbhackers.com/ai-chat-platform-leaks-300-million-messages/)
Quando colleghi il telefono, il perimetro sparisce (ay carramba!)
Collegare lo smartphone all’auto è un gesto innocuo: ti siedi, appoggi sulla dock o attacchi il cavetto.
A tua disposizione di apre il mondo: mappe per andare a Timbuctu, per scoltare da Spotify la musica di tendenza, per farsi leggere i messaggi, per dialogare con gli assistenti vocali. Tutto comodo, tutto integrato, tutto a-la-carte.
"Hey Mercedes, trovami lo Starbucks più vicino, a Ovindoli Beach"
E la macchina risponde, ti visualizza il tragitto e magari ti suggerisce anche la bevanda in offerta.
Ci rassicura, ci piace la risposta gentile.
Ma ogni assistente vocale è un sistema che ascolta, interpreta, registra e invia.
Non sempre tutto viene salvato, certo, ma abbastanza da costruire contesto, abitudini, profili.
In auto, questo assume un peso diverso, perché non siamo sul divano ma in movimento, in uno spazio fisico preciso, con tempi e percorsi ripetibili (e prevedibili).
Due ecosistemi complessi iniziano a "parlarsi" in modo continuo: app, account, assistenti AI, servizi cloud - ognuno con le proprie policy, le proprie vulnerabilità, i propri interessi (commerciali soprattutto). E l’auto diventa così un’estensione del telefono, e il telefono una chiave d’accesso all’auto.
E l’utente? Resta nel mezzo, spesso ignaro.
Quindi che si fa?
Si spenge tutto e si torna alla radio AM/FM che appena fai cento metri fuori dal raggio di portata dell'antenna di Radio Deejay a Firenze, tiri giù tutti i santi? Cassettina? Sestante e cartina nel portaoggetti che tanto non sai mai come si richiude?
Ma no! La tecnologia in auto è straordinaria e, se usata bene, aumenta sicurezza e comfort.
Cerchiamo solo di capire che cosa stiamo usando, se ne vale la pena, se funziona tutto come vogliamo e cosa vogliamo condividere coscientemente: l’auto è sempre online? Quali app sono collegate? Quali permessi chiedono? Quali dati chiedono? E perché?
Si può evitare?
Non esattamente, ma si possono mitigare e limitare le esposizioni.
A cominciare con la distinzione delle identità: personali, digitali, lavorative, sistemi di bordo - gli alias aiutano molto in questo processo.
Evitare di scaricare app inutili che si collegano e chiedono permessi extra.
Volete fare le chiamate dalla macchina? Benissimo, usate il gateway del telefono, senza dare accesso alla macchina a tutta la lista dei contatti.
Ci sarebbe la revisione dei termini di servizio, ma nessuno legge le paginate che il concessionario chiede di firmare digitalmente in 30 secondi via SMS......
Per i più geeky ci sono sempre Carly e FlipperZero, per tutti invece un podcast di Malwarebytes dedicato proprio a questo, piacevole da ascolare: https://www.malwarebytes.com/blog/podcast/2026/02/is-your-phone-listening-to-you-re-air-lock-and-code-s07e03




